Il caso studio delle unit linked

In questo caso studio sui rischi degli investimenti finanziari, il primo dei tre che hai richiesto, ti parlo di prodotti con penali per il disinvestimento.

Le banche stanno spingendo molto per piazzare questo tipo di prodotti ai clienti, sostituendoli ad esempio alle tradizionali gestioni.

Se non ne hai mai sentito parlare, ma ti ricordi che hai comprato qualcosa che ha delle limitazioni per disinvestire, è meglio che controlli cosa hai sottoscritto! 

Intanto leggi questo, ti potrebbe essere utile.

Sono Marco Degiorgis, l’ideatore del primo sistema per la Consulenza Patrimoniale Integrata. Ti racconto il caso di un mio assistito, Giuseppe (il nome è di fantasia, ma il caso è reale!).

Giuseppe è un imprenditore e ha rapporti con 3 banche locali, sopratutto per ottenere finanziamenti per la propria attività. Ha un pò di denaro, investito nelle tre banche, che serve da garanzia per i finanziamenti. 

Non sto qui ora a spiegarti l’errore commesso da Giuseppe, perché sarà oggetto di altri approfondimenti, relativi alla tutela del patrimonio nei confronti dei creditori.

Mi limito a dirti che non c’è nulla di più perverso e sbagliato che farsi finanziare mettendo a garanzia il proprio denaro. Ma concentriamoci sugli investimenti di Giuseppe.

Fino ad un paio di anni fa, gli investimenti che le banche proponevano a Giuseppe erano delle gestioni. Erano gestioni molto care e poco redditizie, tant’è che il valore degli investimenti scendeva nel tempo. 

Poi il colpo di genio: la proposta di sostituire le gestioni con dei prodotti “alternativi”!

Si, è stata usata proprio questa parola, da parte del bancario di turno, per rifilare a Giuseppe questi prodotti. E tutte le tre banche, incredibilmente, si sono mosse quasi contemporaneamente nel promuovere questa sostituzione.

La cosa era sembrata un pò strana a Giuseppe, ma conosceva i funzionari delle tre banche da parecchi anni, uno di loro addirittura da oltre 10. E quindi si fidava, tendeva a non pesare troppo le parole e a non leggere i documenti informativi che il bancario gli metteva sotto il naso, insieme alla penna per firmare.

E Giuseppe firma. Tra l’altro, i prodotti in questione vengono proposti come “cassaforti” in cui custodire il denaro, perché impignorabili e insequestrabili.

In pratica, si trattava di investire il denaro per 10 anni, periodo minimo prima del quale, se avesse voluto riprendersi i suoi soldi, sarebbe stata applicata una penale.

Cioè, la banca gli dice: se ti servono i tuoi soldi te li ridiamo, ma tratteniamo una parte, perché noi abbiamo dei costi iniziali, ci sono le coperture assicurative, etc etc

“Va bene – fa Giuseppe – intanto i soldi non mi servono, e poi nel caso me li prestate voi!”

Se hai notato, la banca ha cambiato atteggiamento nei tuoi confronti. Una volta era un’istituzione “quasi” divina, tu entravi in banca ed eri intimorito. Ci sono molti testi sull’architettura delle banche, su come costruire gli edifici ed arredarli per incutere timore e rispetto ai clienti.

Ora, invece, pur rimanendo presenti negli stessi edifici (un pò di timore reverenziale va sempre bene), hanno cambiato atteggiamento, che è un pò quello dell’informalità, della pacca sulla spalla, dello “scendere” al livello del cliente. Guarda come sono vestiti oggi i dipendenti bancari, senza più le giacche e le cravatte obbligatorie anni fa, e guarda sopratutto gli spot televisivi, che ammiccano sempre di più a te cliente, fanno gli amiconi, i simpatici. 

Salvo ricordarti che loro sono la banca e tu non sei nessuno quando tu hai bisogno veramente di loro, magari per un prestito, o quando ti lamenti per un disservizio o un’angheria subita o quando semplicemente non capisci perché i tuoi investimenti non stanno rendendo nulla e chiedi spiegazioni.

Ma torniamo al nostro caso studio. Dopo 6 mesi, arrivano i primi rendiconti dei prodotti acquistati dal nostro Giuseppe, che mentre li leggeva diventava pallido, e meno male che era già seduto, perché sennò rischiava di stramazzare al suolo.

Prima di tutto, mentre i mercati in cui aveva investito stavano tutto sommato andando benino, e mediamente avevano realizzato +2% in 6 mesi, i suoi investimenti andavano in senso opposto. il migliore dei 3 stava a – 2%, il peggiore a -6%.

Seconda cosa: in fondo al rendiconto, c’è scritto a quanta parte del suo capitale avrebbe diritto, se volesse ritirarlo. In pratica, oltre all’andamento negativo, Giuseppe dovrebbe lasciare dal 6% al 10% del valore inizialmente versato.

Terza e ultima cosa, ma non certo l’ultima per importanza: il rendimento è collegato all’andamento di un paniere di 6 titoli, se il migliore di questi supera la media di rendimento degli altri 5 di almeno 3 punti percentuali, hai diritto ad un bonus. altrimenti no, anzi non viene riconosciuto nessun rendimento.

Perché Giuseppe è sbiancato? Non aveva letto i prospetti informativi? O non gli sono state spiegate bene come stavano le cose? Probabilmente entrambe le risposte sono giuste. Fatto sta che va in banca a chiedere se si può fare qualcosa per uscire da questa “trappola” in cui è caduto. 

Indovina un pò la risposta delle 3 banche? “Non si può, caro Signore, lei ha firmato e noi l’abbiamo adeguatamente informata…. bla, bla bla”. Anche in questo caso, praticamente la stessa risposta da tutti. 

Ti riconosci in questa situazione? Se hai investito almeno una volta nella tua vita, è molto probabile che anche tu ti senta come Giuseppe.

Vediamo i punti principali della questione:

Se paghi delle penali quando vuoi disinvestire prima di una certa data, è probabile che tu abbia sottoscritto una polizza di tipo unit linked o index linked, che sono un misto tra un prodotto assicurativo e uno finanziario. 

Anzi, per dirtela tutta, spesso queste polizze, di assicurativo hanno solo il nome, mentre il contenuto è solo finanziario. In pratica investi del denaro e alla fine del periodo, se le cose sono andate bene, te ne ritrovi di più. 

Perché allora usare questo prodotto assicurativo, se puoi fare la stessa cosa usando prodotti finanziari (e di questi c’è l’imbarazzo della scelta, credimi)?

In effetti non c’è una risposta logica, ma esiste una risposta commerciale. Di solito i venditori di prodotti finanziari, ti fanno comprare queste polizze per diversi motivi: 

  • vantaggio (per loro) che tu ti trovi bloccato per un alcuni anni e se vuoi disinvestire, paghi delle penali, quindi sei incentivato a rimanere.
  • vantaggio (per loro) che non sono obbligati a fornirti tutta la documentazione riguardante i costi, esplicitandola chiaramente. Questo avviene solo per i prodotti finanziari, non per quelli assicurativi, come questi 
  • vantaggio teorico, “la cassaforte”, sono impignorabili e insequestrabili: questo è vero solo se le polizze hanno un contenuto assicurativo collegato alla vita umana, ad esempio hanno abbinato un contratto di assicurazione sulla vita e ti riconoscono una somma di denaro se ti capita qualcosa. Di solito questo contenuto è assente, quindi cade il discorso tanto strombazzato delle impignorabili e insequestrabili.
  • vantaggio (per loro) i costi sono di solito molto alti, minimo 4% fino ad arrivare al 10%. all’anno.
  • questi polizze hanno dei costi di partenza molto alti, i cosidetti caricamenti, che vanno subito a remunerare chi te li vende ma che lasciano a te che li compri un bel problema, cioè che non puoi uscirne prima di una certa data. questo è il motivo principale della penale!
  • complessità: di solito sono prodotti molto complessi. pieni di algoritmi matematici. in pratica, se non hai una laurea in ingegneria, una in economia e una terza in informatica, ti sarà molto difficile capirne i meccanismi! Che di solito non sono favorevoli a te ma a chi li confeziona. Del tipo: guadagnerai solo se nel mese di dicembre gli indici di riferimento del prodotto avranno raggiunto un valore pari ad un terzo del maggiore tra i primi tre titoli del FTSE MIB. o cose così.

La buona notizia è che si possono prevenire sciagure come quelle capitate a Giuseppe e che in alcuni casi è anche possibile ottenere un risarcimento dalla banca. Bisogna capire bene come muoversi, cosa è realistico attendersi, i costi per una eventuale azione legale….

Quindi, come spesso accade, la cosa migliore è sempre la prevenzione

Informati, leggi, chiedi e non firmare mai nulla senza prima averlo fatto esaminare attentamente da un esperto. 

E’ quello che ha fatto Giuseppe, che è venuto ad una mia serata formativa, ha approfondito le questioni che lo riguardavano, ha fatto realizzare un’analisi della sua situazione per poter prendere delle decisioni consapevoli e viste da tutte le angolazioni di carattere finanziario, assicurativo, legale e fiscale, tenendo presente un unico obiettivo che è rappresentato dalle sue esigenze.

 

Marco Degiorgis 

Consulenza Patrimoniale Integrata